Nota introduttiva: Questa intervista è stata tratta dalla rivista "Multiplayer.it Offline" by "GameOff". Tratta da materiale originale, non modificato per la pubblicazione, viene qui pubblicata con il consenso del suo autore.
La rivista in questione, da cui è tratto questo articolo, è una rivista che tratta del mondo dei videogiochi, quindi ogni domanda all'intervistato è volta a quel settore.
In effetti la cosa può sembrare assurda, ma in fondo vi abbiamo avvertiti che da queste parti nulla va preso seriamente vero?
Ah, in ordine cronologico, questo è il terzo articolo.
E continua la scia di successi e consensi che quest’angolino di rivista sembra, immancabilmente, portare con se. E se proprio ne volete parlare, parliamone pure, leggendo alcuni dei pareri apparsi sui maggiori quotidiani nazionali ed esteri:
La Voce del quartiere: “Mi chiedo da dove sia partita un’idea del genere. Certe persone non dovrebbero avere accesso ad alcuna tastiera.”
Libero questa sera: “Senza mezzi termini, meglio di una scatola di confetti falqui!”
Il Resto di un euro: “Strepitoso! Mai riuscito a dormire così bene già dopo la quarta parola.”
Il Giornale di mio cugino: “Certo, l’idea di base è quasi nulla, ma le capacità stilistiche dell’ottimo S.B. riescono a colmare ampiamente ogni lacuna.”
E come dare torto alla créme dell’editoria mondiale? Cerchiamo quindi di mantenere alto il nostro nome e cominciamo ad introdurre l’ospite di questo mese. Più che un ospite, abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con uno dei “pilastri” letterari di questo nostro secolo.
Signore, signori e chiunque altro non si sia sentito menzionato (ogni riferimento a cose, persone o redattori esistenti è puramente... casuale!), questo mese avrete il piacere, in esclusiva, di conoscere il lato nascosto del creatore della terra di mezzo. A questo punto in molti avranno già capito, ma per i più ciuchi mi permetto di aggiungere che lui, il padre dei mezz’uomini, o meglio conosciuti come Hobbit, è qui con noi.
Questo mese parliamo con John Ronald Reuel Tolkien.
Un ultimo appunto prima ancora di partire. Durante la scorsa puntata, come ben ricorderete, il nostro fidato interprete Gennarino rimase pietrificato da Zeus, senza possibilità di re-invertire il passaggio. Ebbene, grazie alla validità della nostra redazione e dopo attenta ricerca in web, abbiamo ritrovato un cheat che sbloccasse la modalità “Pietra in carne” riportando tutto alla situazione precedente, con grande gioia dei tre pargoli di Gennarino, che hanno finalmente ripreso a mangiare. Mi premeva soltanto mettervi a conoscenza dei fatti per farvi rendere conto di che pasta siamo fatti... manco il signore degli dei può nulla contro di noi!
Finito l’intermezzo, cominciamo subito con le domande a raffica:
S.B.: Buongiorno professore. Mi presento, io sono Saviò, figlio di Gabrielus, figlio di Tothor, della casata dei Bellini, li giù nella “Terra d’o Sole”, dove ogni giorno è un’avventura ed ogni passo può portare alla morte! E sono anche molto onorato di essere il suo intervistatore.
J.R.R.Tolkien: Ma come diavolo parli, e dimmi una cosa, il tuo biglietto da visita è in formato lenzuolo? Bah, questi giovani d’oggi, credono che strafare sia il modo migliore di fare buona impressione. Giovanotto, ricorda sempre che la modestia è una buona virtù. Ai miei tempi non ci sognavamo nemmeno di parlare con una persona più anziana se non ci veniva richiesto.
Ho capita l’antifona. Senta professò, cercavo di fare dell’ironia. Purtroppo qui ognuno cerca di arrivare a fine mese come può, e se cominciamo a parlare seriamente lei torna da dove è venuto, ed io chiamo qualcun altro. Cosa ne dice, continuiamo seriamente?
Ma no, certo. È solo che tanti anni abituato a fare il professore... Lei mi può capire, sono abitudini dure a morire. Intanto mi dica, in quale veste mi avete convocato?
Le spiego brevemente qual’è lo scopo della nostra intervista. Siccome siamo una rivista specializzata in videogiochi (come... ancora dovevate accorgervene?), ci siamo accorti che negli ultimi tempi, complice una massiccia diffusione di film tratti dai suoi scritti, vanno diffondendosi in giro vari giochi che prendono spunto dalla sua immaginazione. Partendo da un suo parere in merito, ci piacerebbe sapere con che occhio vede, più in generale, il mondo di cui noi ci occupiamo.
E cosa vuole che le dica... oramai ciò che è fatto, è fatto. Certo che se all’epoca avessi saputo che vi sareste spinti così avanti in campo tecnologico, le cose le avrei pensate diversamente. E pensare che ho cominciato con un quadernetto e una penna. Per quanto riguarda i film, devo dirle che aspetto ancora l’uscita del terzo capitolo in DVD, visto che qui da noi andare al cinema è un inferno. Onestamente non è che i primi due mi abbiano entusiasmato più di tanto, ma almeno va premiato l’impegno. E poi ho visto anche di peggio, quindi, tutto sommato, posso dire di essermela cavata piuttosto bene. Solo una cosa mi è dispiaciuta: che fine ha fatto il mio Tom Bombadil?
Lunga storia quella del povero Tom. Invece, continuando la nostra intervista, lei cosa ne pensa, di tutti questi videogiochi che si susseguono, ormai da anni, e che promettono la totale immersione nell’universo da lei creato?
A dirle il vero, su questo mi trova un tantino impreparato. La tv sono riuscito appena a seguirla nelle sue evoluzioni (io me la ricordo sempre uguale a se stessa. NdA), ma per quanto riguarda quei vostri marchingegni elettronici che gestite con quelle appendici ricolme di pulsanti, proprio non riesco a seguirli. Credo di non esserci portato. Magari posso esservi utile in qualche altro contesto. Non saprei, mi dica lei cosa vuole che faccia.
Non si preoccupi, professo’. Già altri, prima di lei, si sono trovati nella medesima situazione. La nostra redazione è attrezzatissima in corsi accelerati di iniziazione ai videogiochi. Se mi permette di farle strada, le faccio vedere come si fa.
Detto, fatto. Il nostro caro interlocutore si è trovato così catapultato nel nostro piccolo regno, la saletta che oramai il mondo intero ci invidia, in cui hanno trovato posto, per l’occasione, anche una nutrita schiera di console portatili, oltre una gigantografia della mappa della terra di mezzo vergata dallo stesso Tolkien, giusto per fargli respirare quel tanto di aria di casa che lo facesse sentire a suo agio. A questo punto il resto è venuto da se: ci è bastato lasciare il professore chiuso nella stanza per i canonici tre giorni, per vederlo totalmente trasformato al momento dell’uscita dal nostro rifugio, oramai conosciuto come “L’Eden”. Che la chiacchierata abbia un seguito!
Allora professo’, una prima impressione a caldo su ciò che ha potuto fare e vedere nei tre giorni appena trascorsi. Su, mi dica cosa ne pensa?
Gran bell’affare! È la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver cominciato a capire di cosa mi parlava l’altro giorno. Ah, quanto mi duole essermi perso così tanto e per così tanto tempo. Sa cosa le dico? Ci fosse stato tutto ciò ai miei tempi, mi sa tanto che oggi avreste solo qualche breve accenno della mia mitologia!
E questo sarebbe stato di sicuro un male per tutti noi appassionati, se mi è concesso dirlo.
Forse ha ragione, ma vuole mettere il divertimento che ne avrei ricavato io! Ma niente rimpianti, tanto ora ho tutto il tempo che voglio per rimettermi al passo. Anzi, a ben pensarci, se non vi è troppo disturbo, mi sistemerei con una branda nel vostro “eden”... altro che i Silmaril!
S.B.: Su questo non le posso assicurare niente. Più di chiedere ai capoccia, non posso fare. Però sono contento per lei di tutto l’entusiasmo che manifesta. Fa piacere sapere che tutti possono essere amanti dei videogiochi. E procediamo pure con qualche domanda più mirata, giusto per riscaldare l’atmosfera. Innanzitutto, che idea si è fatto dei titoli ispirati al suo mondo?
J.R.R.T.: Le parlo da nuovo adepto in materia. Il primo impatto è stato piacevolissimo. Non sa la gioia di poter “toccare con mano” ciò che fin’ora era soltanto nella mia mente, vedere realizzate le fantasie di tutta una vita non è un lusso che in molti possono concedersi! Poi, certo, per voi che vivete di pane e videogiochi la questione è diversa, riuscite a farne un’analisi più dettagliata e magari trovare molti difetti che io ignoro. Soltanto una cosa non mi è andata tanto a genio: buona parte dei miei personaggi sono diventati dei semplici carnefici. E i miei bravi “paladini della giustizia”, che fine hanno fatto?
S.B.: Come darle torto. Forse i suoi personaggi non sarebbero andati tanto d’accordo con la “società moderna”. Lei, invece, come l’avrebbe pensato un videogioco? Come avrebbe voluto giocare con i suoi personaggi?
J.R.R.T.: In effetti, se solo vi foste sbrigati qualche decennio prima, sono sicuro che ne avremmo viste delle belle. Ad esempio mi sarebbe piaciuto un gioco in cui andarsene a zonzo per la Terra di Mezzo, o magari per Valinor, dove l’esplorazione ed il dialogo con altri personaggi fossero il pilastro di tale gioco. Certo, qualche combattimento ci deve pur essere, ma da qui a farmi credere che un solo uomo, nano o elfo possa abbattere indisturbato intere orde di orchi e quant’altro, mi sembra un tantino esagerato.
S.B.: E proprio lei me lo viene a dire. Per caso ricorda di un certo Frodo lo Hobbit o, prima ancora, un cert’altro Beren lo Gnomo? E ricorda, sempre per caso, cosa sono stati in grado di fare dall’alto della loro statura?
J.R.R.T.: Si, ma ora non stiamo a formalizzarci. Quello che intendevo dire è che alcune esagerazioni mi sono sembrate fuori contesto. Tutto qui.
S.B.: Non posso darle torto. Ora passiamo ad altro. Sulla base della sua recente esperienza da videogiocatore, che le è piaciuto di più in tutto ciò che ha visto?
J.R.R.T.: Oh, beh... un po’ di tutto. E non mi dite che sono io quello dotato di una fervida immaginazione, perché ho avuto modo di vedere cose stupende. Ma vi rendete conto di ciò che avete a portata di mano? Praticamente avete a disposizione interi mondi da esplorare, se questo a voi non interessa, a me avrebbe fatto molto piacere.
S.B.: Credo di capire perfettamente. E ora, professo’, mi dica: nei tre giorni che ha passato a giocare, quanto ha inciso, e quanto dovrebbe incidere il fattore trama. Datosi che lei è anche scrittore, quale parere, migliore del suo, sulla bontà di tale elemento.
J.R.R.T.: Per ciò che ho visto, io avrei fatto di sicuro meglio...
S.B.: Professo’...
J.R.R.T.: Mi scusi... come le dicevo, certe abitudini sono dure a morire! Comunque, parlando seriamente, penso che qualsiasi cosa, romanzo, film, gioco o chi per essi, restino impressi nella mente di chi ne ha fatto uso solo se sono stati in grado di suscitare le giuste emozioni. Quindi mi sembrerebbe alquanto restrittivo parlare semplicemente di trama. Ora sono io che faccio una domanda a lei: quali sono i giochi che ricorda meglio?
S.B.: Devo darle ragione anche questa volta. Il primo gioco che mi passa per la mente è il primo capitolo di Alone in the Dark. Solo che poi, nei miei ricordi trovano posto tantissimi giochi di guida. E in questi dove la trovo la trama?
J.R.R.T.: Vede che allora non sta attento. Lei non mi segue! Magari per lei il poter guidare un’auto, forse anche sognata da tanto, è un’emozione da ricordare. Come faccio a farglielo capire. La trama, la storia da seguire, non sempre sono garanzia di divertimento, di qualità, quindi non generalizziamo. Personalmente mi sono divertito, in alcuni giochi, a seguire gli eventi ed il loro evolversi, ma questo è il mio punto di vista. Come io posso preferire di seguire gli eventi di determinate storie, lei può trovare più appagante guidare un’auto. In fondo sono queste diversità che ci caratterizzano.
S.B.: Ora si che ho capito... ma ancora non mi spiego come un gioco d’auto possa essere...
J.R.R.T.: Ma allor’ si scem’? Ho capito, ho capito e poi non hai capito niente? Desisto! resta pure cretino. Devo parlare con qualcuno della redazione e vedo di farti cambiare con una persona più capace. Poi vediamo se sono io che non mi so spiegare o sei tu che non capisci.
A questo punto, improvvisamente, il nostro caro interlocutore non ha più voluto continuare con l’intervista... Ad essere più precisi, il fatto è che non ha più “potuto” continuare (certo, combinato in quella maniera mi sarei sentito pure io in difficoltà). E quindi anche questo mese la nostra intervista possibile è giunta al termine. Forse non nel migliore dei modi sperati, ma cosa ci volete fare, io con i professori non ci sono mai andato d’accordo!
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